Incontro con Leonardo Guzzo, autore di Beco. Vita in romanzo di Ayrton Senna (peQuod).
Conduce Michelle Grillo.
Muore giovane chi è caro agli dei, pensavano gli antichi. Di morte bionda, invece, parlava Rilke. Ayrton Senna fu un pilota eccelso e amatissimo, forse il più amato di tutti. In Brasile e nel resto del mondo. Fragile, gentile, melancolico nello sguardo. Di quella melancolia che accomuna i soli veri grandi. Idolo delle folle, ma quasi senza volerlo, appartenente alla genia dei fanciulli eterni. Ed eternamente in bilico: lo suggerisce il soprannome (arte in cui i brasiliani eccellono), “Beco”, che fa pensare a una postura e a un passo malcerti, traballanti. Non a caso, Gian Paolo Ormezzano lo paragona a un altro imperfetto di genio, lo stortignaccolo, irridente Garrincha, ala del Brasile in cui debuttò Pelé. Ma lo stigma dell’eccezionalità Ayrton lo portava dentro, è stato detto. Quasi una premonizione di morte precoce, un senso della fine che lo consegna all’epos, come un Achille novecentesco. L’ossimoro di un Achille mansueto ma coraggioso quant’altri mai in pista. Un mito, un mito d’oggi, non a caso cantato dai poeti, Lucio Dalla in testa.