Incontro con Ennio Amodio ed Elena Maria Catalano, autori di La sconfitta della ragione. Leonardo Sciascia e la giustizia penale (Sellerio)
Conduce Vincenzo Maiello.
Quella di Sciascia per la giustizia penale fu una «incontenibile passione». Per un motivo prima di tutto epistemico: l’essere finalizzato, il rito giudiziario, alla ricerca di una verità processuale. Ricerca sulla quale incombe il rischio dello scacco, di cui Sciascia, a differenza del suo Pirandello, coglie la tragicità. Nella macchina della giustizia non c’è nulla di caricaturale. E non c’è alcuna ossessione – evidenziano Amodio e Catalano, processualisti entrambi – nell’attenzione dello scrittore alle vicende della giustizia: le quali s’intrecciano con quelle della ragione e di una finzione romanzesca intesa come chiave di accesso alla realtà. Un «illuminismo ben temperato» (dal pessimismo) opera in Sciascia come «antidoto» al «pirandellismo di natura», al rischio di guardare al processo come a una dimensione solo teatrale e, in quanto tale, ludica, sulla quale agiscono nient’altro che maschere.